CANDE CONVEGNO GRAVINA IN PUGLIA 10 MAGGIO 2025
La rigenerazione urbana comprende una serie di interventi volti a riqualificare, riutilizzare e rivitalizzare aree degradate, sottoutilizzate o periferiche delle città con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita, l’efficienza infrastrutturale e la sostenibilità ambientale sociale ed economica. Non riguarda la semplice ristrutturazione di edifici o di spazi pubblici ma attiene, complessivamente, il riesaminare il modo in cui una parte della città funziona e viene vissuta.
Dal Convegno organizzato da CANDE, Gravina in Puglia, 10 maggio 2025
di Dott. in Ing. Geom. Donatella Salamita
- Il processo di rigenerazione urbana
- Obiettivi chiave della Rigenerazione Urbana
- Cambia l’idea di spazio urbano
- Partecipazione e inclusione sociale, volano per l’economia locale
- Ambiente Green, nessuna formula standard
- Gli attori e il ruolo dei professionisti
- Differenza tra Rigenerazione urbana e Riqualificazione edilizia
- Normativa di riferimento
- L’abbattimento delle barriere architettoniche: fulcro cardine nella Rigenerazione Urbana
- La progettazione universale “Universal Design”
- Iscriviti
Il processo di rigenerazione urbana
Rigenerare l’ambiente urbano costituisce un approccio integrato, che coinvolge il recupero edilizio e architettonico, la valorizzazione dello spazio pubblico, l’inclusione sociale e il contrasto alla marginalizzazione, il miglioramento dei servizi, tra questi le scuole, la sanità, i trasporti, la sostenibilità ambientale avvalorata dalla riduzione del consumo di nuovo suolo e dall’efficientamento energetico.
La rigenerazione urbana va oltre il semplice restyling di un edificio o la ristrutturazione di una strada si tratta di un cambiamento strutturale integrato e sostenibile che coinvolge il tessuto urbano, sociale, ambientale ed economico della città affinché venga resa “a misura d’uomo”.
Il processo di rigenerazione urbana può avvenire attraverso progetti pubblici promossi da:
- Enti Locali, con finanziamenti statali o europei;
- Partenariati pubblico-privati, attraverso l’investimento di privati che ottengono incentivi o permessi;
- Iniziative comunitarie quali quelle promosse da associazioni di quartiere o cooperative.
Gli strumenti che consentono tale processo consistono, per lo più, in Programmi integrati di intervento (PII), Contratti di quartiere, Programmi di recupero urbano, Interventi di housing sociale.
Obiettivi chiave della Rigenerazione Urbana
Tra gli obiettivi della Rigenerazione Urbana risiede la limitazione al consumo di nuovo suolo, quale principio centrale, in quanto causa di effetti ambientali molto gravi, quali la distruzione di ecosistemi e habitat naturali, l’aumento della cementificazione e della temperatura urbana, la riduzione della capacità del terreno di assorbire le acque piovane e rischio idrogeologico, la maggiore dipendenza dal trasporto privato, con aumento delle emissioni. Rigenerare significa quindi intervenire sul costruito esistente per recuperare aree dismesse, ad esempio ex fabbriche, caserme, depositi, trasformare spazi abbandonati in luoghi di vita, lavoro e socialità, densificare in modo sostenibile, evitando l’espansione incontrollata delle città.
Una città “più a misura d’uomo”, ovvero un modello di città basato, principalmente su:
- spazi pubblici di qualità, accessibili e sicuri;
- servizi di prossimità, raggiungibili senza auto;
- abitazioni dignitose, anche per le fasce deboli;
- aree verdi, piste ciclabili, infrastrutture per la mobilità dolce;
- partecipazione attiva dei cittadini nei processi decisionali.
Altro obiettivo chiave è l’interdizione dell’espansione incontrollata, ciò perché, per decenni, le città italiane si sono sviluppate secondo un modello estensivo occupando progressivamente il territorio con nuove costruzioni spesso scollegate dal contesto urbano e carenti di servizi, causando un’espansione disordinata “sprawl urbano”, l’abbandono dei centri storici, la formazione di periferie degradate, spesso nate senza una reale pianificazione e l’aumento delle disuguaglianze sociali.
Ulteriori obiettivi della Rigenerazione Urbana si sintetizzano a seguire.
- Migliorare la qualità della vita garantendo ambienti più salubri, sicuri e accessibili, offrendo spazi pubblici ben progettati, dove socializzare, muoversi, vivere.
- Valorizzare il capitale urbano esistente riutilizzando edifici, aree dismesse e vuoti urbani evitando nuove cementificazioni e riducendo gli impatti ambientali, con la rigenerazione anche dal punto di vista ecologico;
- Aumentare il valore sociale ed economico incentivando nuove attività commerciali, culturali e artigianali, attraendo investimenti sostenibili e coinvolgendo i cittadini nella cura dei luoghi, rafforzando il senso di appartenenza;
- Creare inclusione e coesione sociale contrastando la marginalità, promuovendo l’abitare collaborativo e il mix sociale, integrando servizi educativi, sanitari e culturali.
Cambia l’idea di spazio urbano
Lo spazio urbano non è più solo un contenitore fisico ma una risorsa viva e condivisa che influisce direttamente sul benessere individuale e collettivo, questo vale tanto per un parco pubblico quanto per una ex area industriale trasformata in centro culturale.
Il cuore della rigenerazione è il riuso intelligente del costruito che, oltre al recupero degli edifici abbandonati o sottoutilizzati, prevede l’impiego di materiali eco-compatibili, di tecnologie a basso impatto e l’utilizzo di strategie di efficientamento energetico, promuovendo soluzioni architettoniche innovative, spesso basate sulla modularità, sull’autosufficienza energetica e sul riutilizzo dei materiali.
Partecipazione e inclusione sociale, volano per l’economia locale
Un elemento centrale è il coinvolgimento attivo della cittadinanza attraverso laboratori di progettazione partecipata, processi di co-design urbano e valorizzazione delle idee e dei bisogni locali, implementando la nascita di progetti a impatto sociale, quali spazi di coworking, orti urbani e giardini condivisi, fab lab e hub culturali, centri di aggregazione e formazione professionale. La rigenerazione urbana può fungere da volano per l’economia locale stimolando l’imprenditoria giovanile e l’artigianato urbano, offrendo nuove occasioni lavorative in settori come l’edilizia sostenibile, la cultura, i servizi, riposizionando l’identità di un quartiere o di una città intera.
Ambiente Green, nessuna formula standard
Tutti i processi sono concepiti in un’ottica green con un’attenzione mirata alla riduzione delle emissioni, all’incremento del verde urbano, alla promozione della mobilità sostenibile e alla gestione responsabile delle risorse e dei rifiuti. Difatti uno degli aspetti più caratterizzanti della rigenerazione urbana è la sua natura flessibile, contestuale e multidisciplinare, non esistendo una formula standard ogni intervento di rigenerazione nasce e si sviluppa a partire dalle specificità del territorio, della comunità locale e delle esigenze sociali.
Gli attori e il ruolo dei professionisti
Oltre agli attori tradizionali, quali le pubbliche amministrazioni, i professionisti, gli investitori, il successo di un progetto di rigenerazione dipende fortemente dal contributo di associazioni di quartiere e comitati civici, cooperative sociali, organizzazioni culturali, ambientali e sportive, scuole, parrocchie, centri giovanili, residenti e cittadini attivi.
Soggetti che contribuiscono a semplificare l’emersione dei reali problemi locali e alla progettazione partecipata per gestire, in prima persona, spazi rigenerati, ad esempio centri culturali autogestiti, orti urbani, promuovendo, come prima citato, l’inclusione e la coesione sociale.
Rigenerare un contesto urbano è, pertanto, co-progettare, come vedremo parlando di Universal Design, è costruire insieme con in contributo di competenze, tecniche e conoscenze del territorio.
A fronte del reale stato di fatto si afferma sempre di più un nuovo approccio progettuale che privilegia la densificazione intelligente, ovvero non edificare dove c’è spazio ma ottimizzare il patrimonio edilizio esistente, riutilizzare gli edifici abbandonati adattandoli a nuove funzioni, creare connessione tra il centro e le periferie con la contribuzione del potenziamento della mobilità pubblica e dei servizi.
Il professionista, oggi, non tende più a progettare solo “volumi” da costruire, ma interventi sostenibili dal punto di vista ambientale ed energetico, spazi multifunzionali, flessibili e accessibili, quartieri integrati con attenzione alla coesione sociale, progetti partecipati, in ascolto delle reali esigenze dei cittadini. È già possibile affermare che, numerose esperienze recenti, comprovino che molti progetti si siano concentrati nelle periferie degradate considerate non più aree marginali ma luoghi strategici per ricucire la città e attuare politiche inclusive.
Riqualificare o rigenerare un’area urbana è un atto profondamente civico e sociale che mira a restituire dignità, funzionalità e bellezza a luoghi spesso trascurati o degradati.
Differenza tra Rigenerazione urbana e Riqualificazione edilizia
La riqualificazione edilizia può riferirsi anche a interventi puntuali e isolati ad esempio il rifacimento di una facciata o la ristrutturazione di un complesso edilizio, diversamente la rigenerazione urbana implica una visione strategica di medio-lungo termine e, in particolare il coinvolgimento delle comunità locali, la pianificazione multidisciplinare urbanistica, ambientale, sociale, economica, la lotta contro il degrado urbano e l’esclusione sociale.
Normativa di riferimento
Non esiste ancora una legge nazionale unitaria sulla rigenerazione urbana, ma negli ultimi anni si sono susseguiti diversi provvedimenti a livello nazionale è la Legge 120/2020 di conversione con modifiche del Decreto Semplificazioni, a introdurre semplificazioni per gli interventi di rigenerazione urbana, vi è, ancora, il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) per il finanziamento dei progetti.
Anche il Decreto Sblocca Cantieri, d.L. 32/2019, ha rappresentato un primo passo concreto verso il riconoscimento formale della rigenerazione urbana come priorità nazionale, inserendola all’interno di un quadro normativo che riguarda il rilancio del settore edilizio e delle infrastrutture, la semplificazione delle procedure, anche urbanistiche e ambientali, la promozione del recupero edilizio esistente a scapito del consumo di nuovo suolo, la ricostruzione post-sisma, considerata parte integrante del processo rigenerativo.
Con la Legge di Bilancio 2020 è stato previsto il “Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare” (PINQuA), con fondi destinati alla rigenerazione per l’importo di 8,5 miliardi di euro fino all’anno 2034 nel duplice obiettivo di contrastare la marginalizzazione e il degrado sociale, migliorare la qualità urbana ed ecologica dei territori. Risorse che, ripartite progressivamente, dovrebbero consentire un’adeguata pianificazione locale e la creazione di competenze progettuali, intensificandosi nel medio-lungo periodo e premiando i Comuni in grado di progettare in modo efficace e sostenibile. Fondi utilizzabili per la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, il miglioramento del decoro urbano, la creazione di servizi di prossimità, la valorizzazione dello spazio pubblico e del verde, la promozione di politiche sociali e inclusive nei quartieri svantaggiati.
Anche a livello regionale molte Regioni italiane hanno legiferato in modo autonomo, definendo criteri e strumenti propri, ad esempio la Lombardia con la Legge Regionale n. 18/2019, la Puglia con la L.R. n. 21/2008, l’Emilia-Romagna con la L.R. n. 24/2017. Le normative regionali sono fondamentali perché la pianificazione urbana è una competenza concorrente tra Stato e Regioni.
L’abbattimento delle barriere architettoniche: fulcro cardine nella Rigenerazione Urbana
Trattare la materia della Rigenerazione Urbana porta ad esaminare uno degli aspetti fondamentali e, purtroppo, troppo presente in tutte le realtà cittadine, ovvero la presenza delle barriere architettoniche che impediscono agli spazi urbani e non solo di diventare più inclusivi.
La rigenerazione deve affrontare in modo strategico questi temi per garantire che tutte le persone, indipendentemente dalla loro condizione fisica, possano fruire degli spazi pubblici in modo uguale e dignitoso.
Le barriere architettoniche sono ostacoli fisici e strutturali che limitano o impediscono l’accesso, la fruizione e la circolazione di persone con disabilità o difficoltà motorie e sensoriali all’interno di spazi pubblici e privati, ostacoli presenti in edifici, strade, piazze, mezzi di trasporto e spazi pubblici in generale e che compromettono l’autonomia e la dignità delle persone, creando discriminazioni alla piena inclusione sociale.
Tipologia Barriere Architettoniche in sintesi
Le barriere architettoniche possono essere fisiche, culturali o sociali, ma generalmente si fa riferimento a quelle di tipo fisico, che possono includere:
- Barriere nei percorsi di accesso, quali le scale senza rampe o ascensori per chi ha difficoltà motorie, le soglie alte nelle porte che impediscono l’ingresso a chi usa una sedia a rotelle o una carrozzina, le superfici irregolari o le strade dissestate che rendono difficile il passaggio per le persone con disabilità motoria;
- Barriere negli spazi interni, quali i mobili fissi o gli arredi non adattati che ostruiscono il passaggio, i servizi igienici non attrezzati per l’uso da parte di persone con disabilità, come la mancanza di spazi adeguati e dispositivi di supporto, maniglioni, gli ascensori non accessibili a persone in carrozzina o con difficoltà motorie;
- Barriere nei mezzi di trasporto, ad esempio sugli autobus e sui treni privi di dispositivi di accesso adeguati, come rampe o ascensori, nei taxi e negli altri mezzi di trasporto non attrezzati per ospitare persone con disabilità motoria.
- Barriere nei luoghi pubblici, tra cui la mancanza di parcheggi riservati alle persone con disabilità o gli accessi pubblici non attrezzati, tra questi gli ingressi agli edifici senza ascensori o rampe per sedie a rotelle, la presenza di segnaletica inadeguata per chi ha disabilità visive, ad esempio i cartelli senza scritte in Braille.
Finalità raggiungibili con l’abbattimento delle Barriere Architettoniche
L’obiettivo principale è creare un ambiente accessibile e inclusivo per tutte le persone, indipendentemente dalle loro condizioni fisiche o sensoriali, ciò contribuisce a migliorare l’autonomia delle persone con disabilità, consentendo loro di muoversi liberamente e di partecipare pienamente alla vita sociale, l’inclusione sociale, poiché rimuovendo le barriere si offre alle persone con disabilità pari opportunità di accesso agli stessi servizi e luoghi di tutti gli altri, la qualità della vita nelle città, poiché l’accessibilità non riguarda solo le persone con disabilità, ma anche anziani, genitori con passeggini e altre categorie vulnerabili.
Tra gli interventi più comunemente realizzabili
Rampe di accesso: sostituzione delle scale con rampe o installazione di rampe laterali per l’accesso a edifici o marciapiedi;
Ascensori e montascale: aggiunta di ascensori accessibili per persone in carrozzina o montascale per gli edifici storici.
Segnaletica accessibile: inserimento di cartelli con scritte in Braille e contrasti visivi per le persone non vedenti o ipovedenti.
Servizi igienici: realizzazione di servizi igienici ampi con maniglioni e spazi per il passaggio di una sedia a rotelle.
Pavimentazioni: eliminazione di pavimenti irregolari che possano ostacolare il cammino, creando superfici antiscivolo e livellate.
Mezzi di trasporto accessibili: installazione di rampe o ascensori sui mezzi pubblici (autobus, treni, tram) per consentire l’accesso alle persone con mobilità ridotta.
Normativa di riferimento
In Italia vigono diverse normative, la principale è la Legge 13/1989, trasfusa nel d.P.R. 380/2001 “Testo Unico per l’Edilizia”, legge che dispose l’obbligo di eliminare le barriere architettoniche negli edifici pubblici e privati, recitando “tutti i nuovi edifici e le strutture pubbliche devono essere progettati in modo da essere accessibili a persone con disabilità”.
La Legge 104/1992, Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate, quale norma più ampia riguardante l’eliminazione delle barriere architettoniche in particolare per quanto concerne l’accesso a edifici pubblici e privati.
Il Decreto Ministeriale 236/1989, in attuazione alla Legge 13/1989, che regola le modalità di progettazione degli edifici e degli spazi pubblici affinché siano fruibili dalle persone con disabilità stabilendo i criteri di progettazione per la rimozione delle barriere architettoniche come la larghezza delle porte, la pendenza delle rampe, l’altezza degli interruttori, ecc.
La Legge 220/2016 che introdusse l’obbligo di abbattere le barriere architettoniche nei condomini e di adeguare le strutture condominiali alle esigenze di accessibilità.
La progettazione universale “Universal Design”
La progettazione universale “Universal Design” con i suoi principi è stata ufficialmente definita nel 1995 si tratta di progettare spazi, ambienti e oggetti utilizzabili da un ampio numero di persone, l’Universal Design nasce negli anni novanta negli Stati Uniti ad opera di un gruppo di esperti del Center for Universal Design della North Carolina State University coordinati dall’arch. Ronald Mace.
La sua importanza è stata evidenziata nella Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e entra nel quadro normativo italiano con la Legge 18/2009.
I sette principi di utilizzo dell’Universal Design
- Uso equo
- Uso flessibile
- Uso semplice e intuitivo
- Percettibilità delle informazioni
- Tolleranza all’errore
- Contenimento dello sforzo fisico
- Misure e spazi per l’avvicinamento e l’uso
Il primo principio: “Uso equo”
Il progetto è utilizzabile e commerciabile per persone con differenti abilità prevede gli stessi mezzi di uso per tutti gli utilizzatori, se possibile identici, diversamente equivalenti. I provvedimenti per la privacy, la sicurezza e l’incolumità devono essere disponibili in modo equo per tutti gli utilizzatori, il design è reso attraente per tutti gli utilizzatori.
Il secondo principio: “Uso flessibile”
Il progetto si adatta ad un’ampia gamma di preferenze e di abilità individuali prevedendo la scelta nei metodi di utilizzo e aiutando l’accesso e l’uso della mano destra e sinistra, nonché facilitando l’accuratezza e la precisione dell’utilizzatore e prevedendo l’adattabilità nel passo dell’utilizzatore.
Il terzo principio: “Uso semplice e intuitivo”
Il progetto è facile da capire indipendentemente dall’utilizzatore, dalla conoscenza, dal linguaggio, vengono eliminate le complessità non necessarie, il progetto deve essere compatibile con le aspettative e l’intuizione dell’utilizzatore e deve prevedere un’ampia gamma di abilità di lingua e di cultura, ovvero disporre di informazioni in modo congruo e fornire efficaci suggerimenti e feedback durante e dopo il lavoro di completamento.
Il quarto principio: “Percettibilità delle informazioni”
Il progetto deve comunicare le necessarie informazioni all’utilizzatore, in modo indifferente rispetto alle condizioni dell’ambiente o alle capacità sensoriali dello stesso, deve prevedere l’uso di differenti modalità, quali pittoriche, verbali, tattili, deve massimizzare le informazioni essenziali e differenziare gli elementi mediante opportune descrizioni. Il progetto deve essere compatibile con una varietà di tecniche o strumenti usati da persone con limitazioni sensoriali.
Il quinto principio: “Tolleranza all’errore”
Il progetto deve minimizzare i rischi e le conseguenze negative o accidentali mediante l’organizzazione degli elementi per ridurre i rischi e gli errori, eliminando, isolando o schermando gli elementi di pericolo, prevedendo sistemi di avvertimento per pericoli o errori, oltre a caratteristiche che mettano in salvo dall’insuccesso.
Il sesto principio: “Contenimento dello sforzo fisico”
Il progetto deve essere utilizzato in modo efficace e comodo con la fatica minima e permettere all’utilizzatore di mantenere una posizione del corpo neutrale con l’uso ragionevole della forza per l’azionamento minimizzare azioni ripetitive e lo sforzo fisico prolungato.
Il settimo principio: “Misure e spazi per l’avvicinamento e l’uso “
Appropriate dimensioni e spazi sono previsti per l’avvicinamento, la manovrabilità e l’uso sicuro indipendentemente dalla statura, dalla postura e dalla mobilità dell’utilizzatore. Prevedendo una chiara visuale degli elementi importanti per ogni utilizzatore seduto o in posizione eretta rendere confortevole il raggiungimento di tutti i componenti ad ogni utilizzatore prevedendo lo spazio adeguato per l’utilizzo di sistemi di ausilio o assistenza personale.
La progettazione universale deve consentire di ideare prodotti, strutture, programmi e servizi utilizzabili da tutte le persone nella misura più estesa possibile senza il bisogno di adattamenti o di progettazioni specializzate, non deve escludere dispositivi di sostegno per particolari gruppi di persone con disabilità ove siano necessari.
Out per la logica del “progetto standard e senza barriere”
L’Universal Design supera la logica del “progetto standard” e del “progetto senza barriere” che marca le differenze tra soggetti normali e soggetti disabili, configurare spazi urbani e architettonici come amichevoli accoglienti ed inclusivi permette libertà di movimento ed interazione semplice ed agevole.
Progettare l’accessibilità consiste oltre che negli aspetti formali ed estetici anche nel porre al centro dell’attenzione l’essere umano e le sue peculiarità ed esigenze in particolare chi affetto da disabilità.
La progettazione di spazi, ambienti ed oggetti utilizzabili da un ampio numero di persone ovvero l’Universal Design” apre al concetto di “Utenza Ampliata” considerando le varie e diverse caratteristiche individuali, dal bambino all’anziano, includendo le plurime condizioni di disabilità individuando soluzioni inclusive nel senso che debbano essere idonee per tutti e non appositamente dedicate al disabile.
Ente Italiano di Normazione
Le Norme UNI/PDR 24:2016 quali prassi di riferimento per riprogettare ambienti in ottica di Universal Design, si tratta di prescrizioni tecniche inerenti la metodologia fondata sul concetto di accessibilità adottate in ambito nazionale e disponibili per un periodo non superiore a 5 anni, termine entro il quale possono essere trasformate in un documento normativo o ritirate. Le Norme UNI/PDR 24:2016 riportano precisa metodologia con i passaggi da perseguire per il raggiungimento dell’accessibilità per tutti sintetizzabili in Analisi del contesto, Metodica per il rilevamento delle criticità e Analisi delle scelte progettuali.


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